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Paterno

Nella fase di transizione dall'età della pietra lavorata a quella del bronzo (eneolitico), sull'altura della Civita, tra il XIV e l'XI secolo, abitarono pastori transumanti appartenenti alla cosiddetta cultura appenninica. Appartenenti allo stesso ceppo etnico degli abitatori di Murgia Sant'Angelo di Moliterno, attraverso le valli fluviali interne, operarono una serie di scambi con il Vallo di Diano e con la costa ionica. Ne sono testimonianza i rinvenimenti ceramici che associano agli elementi decorativi del Puntinato quelli spiraliformi della cultura greca. In epoca romana numerosi insediamenti a carattere sparso sorsero nella sottostante pianura e videro la presenza di alcune ville patrizie. Di una di esse sono stati ritrovati i resti in località Aggia. L'abbondanza delle acque favorì il concentrarsi della popolazione soprattutto nel rione "Tempa", dove successivamente venne costruita la chiesa matrice. Le orde saracene che, sul declinare del I millennio, distrussero Grumentum, costrinsero anche gli abitanti di Paterno ad aggregarsi a quelli di Marsico Nuovo e MarsicovetereCon l'invasione dei Normanni Paterno risorse come centro autonomo ma annessa alla giurisdizione di Marsico Nuovo, di cui ha condiviso le sorti sino all'età moderna. Nel corso del XIX secolo Paterno fu soggetta a vari eventi calamitosi: epidemia di colera (1837); frana provocata dallo straripamento dei laghi Mandrano e Mandranello (1840);terremoto del 16 dicembre 1857Durante il brigantaggio post-unitario numerosi suoi cittadini si diedero alla macchia, organizzandosi anche in bande. Ne ricordiamo solo alcuni dai soprannomi pittoreschi: Aliano Federico (capobanda), Parisi Giuseppe (capobanda, alias Peppullo), Bove Francesco (alias Zucaro), D'Agrosa Raffaele (alias Petenchino), Marsicovetere Michele (alias Naca-Naca). Con la prima grande emigrazione (1880-1900) il centro si spopolò di circa 1.500 unità. Frazione di Marsico Nuovo sino al 4 maggio 1973, data in cui ottenne l'autonomia amministrativa con legge regionale nº 8.

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