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Marsicovetere

Marsicovetere ha origini molto antiche, confermate dai resti di un'antica civitas che lo storico romano Strabone indicò con il nome di Vertina. Alle pendici dell'attuale abitato e quindi non lontano dall'antica Vertina, la potente famiglia romana dei Bruttii Praesentes edificò un'imponente villa di oltre 1700 m2, che fu nel II secolo residenza dell'imperatrice Bruzia Crispina, moglie di CommodoNel VII secolo in seguito alla distruzione di Grumentum si suppone che furono abbandonati anche gli insediamenti limitrofi con i profughi che si stanziarono sull'altura dove oggi sorge Marsicovetere. Secondo il Racioppi l'etimologia del nome è legata al vocabolo tardo latino Marsicum che vuol dire "luogo paludoso", giacché tale era la valle sottostante, a cui fu aggiunto Vetus per distinguerlo dal Novus, l'odierna MarsiconuovoNel maggio 1151 la presenza del castello e del borgo circostante è attestata in un atto di donazione di «...Alexander Marsici Veteris dominus...», il quale concedeva il «Monasterium Sancti Iohannis» (individuato in località Valloni) alla Badia di Cava. La particolarità di tale documento è legata all'onomastica del luogo, permettendo di affermare che nel XII secolo l'insediamento portava già questo nome. Nel 1334 Marsicovetere fu rifugio di Angelo Clareno, punto di riferimento dei Francescani spirituali, ricercato dall'Inquisizione e già scomunicato dal 1317. Qui, nel convento che dedicò a Santa Maria di Loreto, in località Santa Maria dell'Aspro, introdusse l'ordine dei Fraticelli e produsse un'effervescenza religiosa fondata su una spiritualità che predicava il rinnovamento della vita in attesa dell'apocalisse (compiendo, secondo alcune fonti, anche alcuni miracoli). Clareno morì il 15 giugno 1337 e la sua tomba divenne metà di frequenti pellegrinaggi. Ben altra importanza assunse Marsicovetere nell'età moderna, infatti re Ferdinando I di Napoli donò, nel 1468, Marsicovetere ad Ettore Caracciolo Pisquizi (patrizio napoletano e fratello di Sergianni Caracciolo, primo ministro al tempo di Giovanna II) con il titolo di Signore. Il primo a essere insignito del titolo di Principe di Marsicovetere da re Filippo III di Napoli fu Salvatore Caracciolo il 4 giugno 1646. Secondo una descrizione dei beni feudali, effettuata dall'erario Giovanni Masino, i principi possedevano un palazzo in paese, con un giardino (detto una cappella in il Giardinello) e titolata a San Michele, oltre ad un palazzo in campagna con numerosi vigneti intorno. Grazie alla presenza di una delle famiglie più potenti del regno, Marsicovetere fu protagonista di una grande espansione demografica (toccò la soglia dei 4000 abitanti a metà del XVI secolo), urbanistica (con l'edificazione del 1639 della Chiesa di San Pietro, oggi dedicata ai Santi Pietro e Paolo) e culturale (vi fu la nascita di un ceto borghese professionistico e proprietario terriero). ICaracciolo sovvenzionarono a Marsicovetere anche l'educazione per i poveri, come da testamento del principe Nicola Caracciolo, nel 1777. Vi fu nella storia feudale di Marsicovetere una breve parentesi dei di Palma nel 1627, ma i Caracciolo lo riacquistarono immediatamente. Tra il 1647 e il 1648 Marsicovetere fu coinvolta nei movimenti antifeudali scaturiti nel Regno dopo la rivolta napoletana di Masaniello. Nell'autunno del 1647, data l'assenza del Principe Salvatore Caracciolo, il popolo si ribellò, per opera di Matteo Cristiano da Castelgrande il quale era in avanzata verso Rocca Imperiale. Nel dicembre 1647, Francesco Caracciolo, Duca di Martina e Preside di Basilicata, insieme con il Principe Salvatore Caracciolo, alla testa di 100 soldati, partì da Buccino alla volta di Marsicovetere, attraversando per 60 miglia gli innevati monti lucani con l'intento di stabilirvi un centro contro-rivoluzionario. Non essendo al corrente della rivolta del popolo, una volta giunto vi trovò Ippolito da Pastena e suo fratello Vincenzo alla testa di 400 rivoluzionari, i quali erano in procinto di avanzare verso Melfi. Il 23 dicembre il Duca di Martina fu sbaragliato e costretto a ripiegare di 50 miglia verso Picerno. La vittoria dei rivoluzionari a Marsicovetere fu fondamentale per bloccare l'avanzata delle forze baronali verso i feudi delMetapontino (a sud) e verso i feudi pugliesi (a nord) permettendo l'unione delle truppe di Matteo Cristiano con quelle di Francesco Salazar, Conte di Vaglio, e di Giovanni Grillo, Marchese di Montescaglioso, per le successive conquiste di Matera ed Altamura. Il 16 marzo 1648 le forze baronali ripresero Matera e in poche settimane il potere feudale fu ristabilito in tutta la Basilicata. Il Principe Salvatore Caracciolo rientrò in possesso di Marsicovetere nell'aprile del 1647I Caracciolo mantennero il feudo sino al 1777, quando alla morte dei principi Nicola e Antonio la Principessa Laura lo vendette al marsicoveterese Bernardo Brussone per 34000 ducati. Nel 1778 le altre famiglie borghesi, impaurite dall'incombenza dei Brussone, proclamarono Marsicovetere Città Regia, chiedendo al sovrano di riconoscere Marsicovetere quale appartenente al Regio Demanio. Il 26 giugno 1782 la Regia Camera assecondò la richiesta, con il benestare di re Ferdinando IV di BorboneNel 1861 Marsicovetere fu annessa al Regno d'Italia, nonostante i conflitti tra i briganti, guidati dal temibile capobanda Angelantonio Masini, e le forze Sabaude. Nel 1857 il paese fu gravemente danneggiato da un violentissimo terremoto che provocò ingenti danni soprattutto agli edifici di culto (la Chiesa Madre, le Cappelle rionali e gentilizie, il Convento di Santa Maria di Costantinopoli, il Convento di Santa Maria di Loreto). Questo avvenimento segnò per Marsicovetere l'inizio della crisi di fine ottocento, scortata da una ricostruzione difficile e in parte ancora non conclusa (molti edifici di culto non furono più ricostruiti), che produsse una massiccia emigrazione verso le Americhe. La crisi durò sino agli anni cinquanta, quando iniziò lo sviluppo dell'antica frazione di Pedali, che cambiò il nome in Villa d'Agri di Marsicovetere con delibera municipale n° 4 del 18 gennaio 1955 e conseguente Decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 1957 (si parlò addirittura di chiamarla Colombia o Columbus, in onore dell'On. Emilio Colombo). L'inizio dello sviluppo della frazione partì con l'istituzione del Consorzio di Bonifica dell'Alto Agri, che aveva come commissario il conte Prof. Zecchettin. Tramite l'azione del Consorzio furono realizzate strade carrabili, si incrementò la costruzione di acquedotti rurali e si provvide alla regimazione del fiume Agri. Da tale data il comune ha subito profondi cambiamenti con lo sviluppo delle imprese e del terziario. Villa d'Agri rappresenta oggi il cuore pulsante della Val d'Agri e tiene in vita Marsicovetere e la sua storia millenaria.

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